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mercoledì 30. agosto 2017 10:06Età: 26 days

Rapporto alternativo sulla Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità

La Svizzera non collabora – noi sveliamo come e dove

Svantaggi sul posto di lavoro, scuola regolare preclusa o mancato accesso a prestazioni online: molte persone con disabilità non possono condurre una vita autodeterminata. Lo dimostra il rapporto  alternativo sulla Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità presentato oggi a Ginevra al preposto comitato dell’ONU da Inclusion Handicap e le sue venticinque organizzazioni membro. Anche Pro Infirmis ha dunque partecipato alla redazione illustrando il punto di vista delle persone con handicap.

Urge intervenire

Durante la conferenza stampa, il Consigliere nazionale Christian Lohr, Vicepresidente di Pro Infirmis, e la Consigliera agli Stati Pascale Bruderer, Presidente di Inclusion Handicap, hanno reso nota la loro intenzione di presentare atti parlamentari.

La Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dalla Svizzera nel 2014, impegna gli Stati contraenti ad assicurare una vita autodeterminata a tutte le persone con handicap. Il rapporto alternativo mostra dal punto di vista di queste ultime dove occorre intervenire. «In tutti gli ambiti di vita è stata rilevata necessità di miglioramento», constata la Consigliera agli Stati Pascale Bruderer. «Questo documento presenta la situazione in tutte le sue sfaccettature. Su tali basi, noi avanziamo numerose richieste politiche.» 

Inclusion Handicap ha elaborato il rapporto alternativo in stretta collaborazione con le sue venticinque organizzazioni membro, nonché interpellando altri diretti interessati ed esperti. Durante la conferenza stampa, Micheline Calmy-Rey, già Consigliera federale, ha rimarcato l’importanza di questo rapporto.

Manca un piano per l’attuazione concreta

Il ventaglio di ostacoli è ampio e va dalle barriere architettoniche alle discriminazioni sul posto di lavoro, dalla mancata compensazione degli svantaggi durante la formazione alla prassi del ricovero coatto in strutture psichiatriche, delicatissima dal punta di vista dei diritti umani. Per l’attuazione sistematica della Convezione serve un piano concreto elaborato da Confederazione e Cantoni di comune accordo con le organizzazioni attive nel campo dell’handicap, piano di cui a oggi però non c’è traccia. Il rapporto della Svizzera alle Nazioni Unite dell’estate 2016 edulcora anche qui la realtà ed è incompleto. «Manca la volontà politica», ha ribadito Christian Lohr durante la conferenza stampa. «Ma la partecipazione sociale delle persone con disabilità deve venire assicurata.»

«È un dovere di tutti!»

Le persone con disabilità sono svantaggiate sul mercato del lavoro. «Presenterò un atto parlamentare», ha annunciato la Consigliera agli Stati Pascale Bruderer, «perché devono essere meglio protette dalla discriminazione». Le difficoltà incominciano già durante la formazione: molti bambini vengono inseriti in scuole speciali, ha sottolineato Verena Kuonen, Vicepresidente di Inclusion Handicap. La possibilità di beneficiare di prestazioni di privati è inoltre sovente complicata da varie barriere (p.es. documenti, siti internet, accesso a edifici). Questi tre esempi dimostrano dove sono gli ostacoli che complicano la quotidianità delle persone con disabilità. «Il rapporto alternativo li cita tutti», spiega la Consigliera. «Ora bisogna agire – su ogni piano! È un dovere di tutti!»

Informazioni

Pascale Bruderer, Presidente di Inclusion Handicap: 076 527 17 56
Dott.ssa iur. Caroline Hess-Klein, responsabile del dipartimento Pari opportunità di Inclusion Handicap: caroline.hessklein@STOP-SPAM.inclusion-handicap.ch, 076 379 94 72 

Al rapporto alternativo (tedesco): www.inclusion-handicap.ch

 

 

 

 


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