Riformazione professionale

La riformazione professionale va valutata quando non è più, o solo limitatamente, possibile per ragioni di salute esercitare l’attuale professione, ma le possibilità di guadagno possono essere migliorate con un’altra attività più adeguata.

L’AI (oltre all’assicurazione militare) è l’unica assicurazione che può assumere le spese di una riformazione professionale. In questo capitolo, sono esposte nel dettaglio le condizioni per la copertura dei costi e le prestazioni dell’AI durante la riformazione professionale.


    A quali condizioni l’AI copre i costi di una riformazione professionale?

    Poiché le riformazioni professionali sono spesso costose, l’AI le finanzia soltanto se soddisfano condizioni restrittive. In linea di principio, devono essere date le tre premesse seguenti:

    • la necessità della riformazione professionale è dovuta all’invalidità;
    • la riformazione professionale deve essere idonea a migliorare in modo rilevante la capacità al guadagno a lungo termine;
    • la riformazione professionale deve essere proporzionata alle circostanze date, il suo obiettivo non è quello di procurare alla persona con handicap migliori possibilità di retribuzione rispetto a quelle che avrebbe senza invalidità.

    Quando una riformazione professionale è considerata necessaria a causa dell’invalidità?

    Il fatto di non potere più, completamente o in parte, praticare la propria professione non dà automaticamente diritto a una riformazione professionale: viene sempre verificato se non sia possibile esercitare un’altra attività. Secondo la prassi, la persona con handicap deve persino accettare di subire una riduzione del guadagno. Se tuttavia è di circa il 20 per cento o più, tale riduzione è considerata insostenibile.

    Dalla giurisprudenza costante emerge pertanto che una riformazione professionale presuppone un grado di invalidità di almeno il 20 per cento. Questo viene calcolato confrontando il reddito che la persona avrebbe con buona probabilità conseguito senza handicap (reddito ipotetico senza invalidità) con il reddito che ragionevolmente può ancora conseguire senza riformazione sul mercato del lavoro equilibrato (reddito ragionevolmente esigibile con invalidità).

    Il diritto a una riformazione professionale non nasce soltanto in presenza di un’invalidità di almeno il 20 per cento, bensì anche nel caso in cui l’invalidità sia imminente. La prognosi di minaccia d’invalidità deve essere stabilita dal medico con il grado della verosimiglianza preponderante.

    Esempio

    T. è carpentiere e per vent’anni ha lavorato come caposquadra, arrivando a percepire un salario mensile di 6800 franchi. A causa di gravi problemi alla schiena, è costretto ad abbandonare questa attività. Ora vorrebbe diventare agente tecnico-commerciale.
    L’AI copre questa riformazione professionale perché presuppone che, con un’attività leggera adeguata da ausiliario e in considerazione delle sue limitazioni, T. potrebbe guadagnare al massimo ancora 4500 franchi. In questo caso il grado di invalidità è del 33 per cento e dà diritto a una riformazione professionale.

    Esempio

    F. ha lavorato per dieci anni come parrucchiera, arrivando a percepire un salario mensile di 3400 franchi. Un’artrosi alle spalle le impedisce di continuare a esercitare il mestiere appreso e la donna vorrebbe ora seguire una formazione commerciale.
    In questo caso, l’AI rifiuta di coprire la riformazione professionale facendo valere il fatto che, benché F. non possa più lavorare come parrucchiera, sul mercato libero del lavoro potrebbe trovare un’attività da ausiliaria adeguata che non richieda di lavorare con le braccia sollevate e che le consenta di percepire un salario pari a quello attuale. Non è pertanto data alcuna necessità di riformazione professionale dovuta all’invalidità. Questo esempio dimostra che la riformazione professionale è sovente rifiutata alle persone (soprattutto donne) che esercitano professioni a bassa retribuzione.

    Esempio

    K. ha 25 anni e a causa di un handicap non può più praticare l’attività appresa di installatore di impianti sanitari. Il suo datore di lavoro sarebbe disposto a tenerlo in magazzino con uno stipendio di 3800 franchi al posto degli attuali 4500 franchi. K. preferirebbe però seguire una riformazione professionale.      Benché in questo caso la perdita di guadagno causata dall’handicap sia, con il 16 per cento, inferiore al 20 per cento, K. ha comunque diritto a una riformazione professionale che gli dia la possibilità di guadagnare quanto finora. Per gli assicurati giovani con una formazione professionale conclusa sono considerate le reali possibilità di aumento salariale. Nel caso di K., si può presupporre che negli anni il suo reddito da professionista sarebbe aumentato considerevolmente, mentre tale possibilità è assai più remota con un’attività ausiliaria.

    L’obiettivo è il miglioramento della capacità al guadagno

    Una persona in situazione di handicap ha diritto a una riformazione professionale soltanto se quest’ultima è idonea a migliorare in modo rilevante la capacità al guadagno. Se c’è il rischio di un ulteriore peggioramento della capacità al guadagno, la riformazione professionale può avere anche quale obiettivo quello di mantenere la capacità al guadagno attuale.

    Se la capacità al guadagno possa essere migliorata o mantenuta con una riformazione professionale viene valutato dall’AI sulla base dei rapporti medici e della presa di posizione dei suoi specialisti. Si raccomanda pertanto di instaurare una collaborazione stretta e costruttiva con i consulenti professionali dell’AI. L’esperienza insegna che l’AI copre la riformazione professionale se il progetto è sostenuto dai suoi specialisti.

    Con la riformazione professionale, la capacità al guadagno deve poter essere migliorata per un periodo prolungato. In caso di prognosi negativa del decorso della malattia, l’AI non assume riformazioni pluriennali, al massimo riformazioni più breve, per esempio di un anno. Se la persona è vicina all’età AVS, si valuta se a quell’età sussistano possibilità realistiche di trovare sul mercato del lavoro primario un posto di lavoro nella nuova attività.

    Esempio

    S. è infermiera e a causa di rilevanti disturbi psichici è stata costretta a interrompere l’esercizio della professione. Ora che il suo stato di salute si è stabilizzato, vorrebbe seguire una nuova formazione e diventare terapista cranio sacrale. La consulente dell’AI giunge alla conclusione che S. potrebbe comunque lavorare solo a tempo parziale pure nella nuova attività e che la riformazione professionale non comporterebbe un rilevante miglioramento della capacità al guadagno, considerando anche che la creazione di un’attività in proprio richiede una determinata stabilità della persona. Sulla base di questa valutazione, l’AI rifiuta di coprire la riformazione professionale.

    Il principio della proporzionalità

    L’AI assume la riformazione professionale unicamente se, in considerazione di tutte le circostanze, appare proporzionata rispetto all’obiettivo; il rapporto fra i costi (spesso elevati) e l’esito atteso deve essere ragionevole. Per le persone giovani, con ancora una carriera relativamente lunga davanti, una riformazione pluriennale può senz’altro essere considerata una misura proporzionata. A partire dai 55 anni, il criterio della proporzionalità difficilmente può essere soddisfatto, ragione per cui sono prese in considerazione riformazioni più brevi che si riallacciano alle capacità professionali già acquisite.

    Dal punto di vista dell’AI, lo scopo della riformazione professionale è quello di consentire alla persona con handicap di accedere a possibilità di guadagno equivalenti, non superiori a quelle che avrebbe avuto senza problemi di salute. Per questa ragione, di norma la riformazione professionale è accordata unicamente per formazioni equivalenti. In casi eccezionali, può essere accordata una riformazione volta a un obiettivo superiore, ma soltanto se fosse l’unico modo per ottenere possibilità di guadagno equivalenti.
    Se una persona con handicap decide di seguire una costosa riformazione professionale pluriennale nonostante l’AI consideri dal punto di vista della proporzionalità sufficiente una riformazione più breve e meno costosa, vale il diritto di sostituzione della prestazione: in simili casi, l’ufficio AI non può rifiutare in toto l’assunzione dei costi, bensì deve accordare un contributo alla formazione prescelta pari all’ammontare delle spese da lui considerate sufficienti.

    H. ha lavorato per molti anni come infermiera per un servizio di assistenza e cura a domicilio (Spitex). Gravi problemi alla schiena le impediscono di continuare a esercitare la sua professione. L’AI è disposta a pagarle una riformazione di un anno che le consenta di lavorare nel comparto amministrativo del servizio. H. decide però di voler diventare psicoterapista. L’AI considera questa scelta valida ma non proporzionata, per cui le accorda un contributo pari alle spese (costo della formazione, indennità giornaliera) che avrebbe assunto per la riformazione di un anno. Per la parte scoperta, H. ricorrerà alla sua sostanza e presenterà domande di sostegno finanziario a varie organizzazioni e fondazioni.

    Delimitazioni rispetto alla prima formazione professionale

    La riformazione professionale è finanziata dall’AI soltanto se la persona esercita un’attività lucrativa (non fanno stato i lavori saltuari) che è costretta a interrompere per ragioni di salute. Se invece una persona soffre di problemi di salute già prima dell’inizio della carriera e per questo motivo ha bisogno di sostegno durante la formazione, l’AI ne finanzia le spese nel quadro della «prima formazione professionale».

    Questa distinzione è importante perché per la prima formazione professionale l’AI copre soltanto le spese suppletive causate dall’invalidità e accorda una (al confronto) modesta indennità giornaliera durante la formazione. In caso di riformazione professionale, invece, l’AI copre i costi dell’intera formazione e di norma versa una maggiore indennità giornaliera.
    La delimitazione si fa spesso difficile quando una prima formazione professionale deve essere interrotta per ragioni di salute. In tal caso, una nuova formazione è considerata «riformazione professionale» se durante la formazione interrotta la persona con handicap percepiva già un salario mensile di almeno 3663 franchi.

    Quali provvedimenti di riformazione professionale sono considerati?

    Secondo l’età, il tipo di handicap e le capacità personali, sono diversi i provvedimenti che entrano in linea di conto.

    • Innanzitutto, occorre puntare, soprattutto con gli assicurati giovani, a un tirocinio o almeno a un avviamento o a una formazione con certificato federale di formazione pratica in conformità alla Legge sulla formazione professionale.
    • È tuttavia considerata anche la frequenza di una scuola di maturità, di una scuola tecnica o di un’università, se giudicata una soluzione proporzionata. Se una formazione professionale vera e propria non è adeguata, l’AI può anche considerare come riformazione professionale la frequenza di corsi professionali o di specializzazione, eventualmente collegati a un’introduzione al nuovo posto di lavoro.
    • Possono essere considerati riformazione professionale anche i provvedimenti preparatori nel quadro di un concreto programma di integrazione, come per esempio corsi di lingue necessari o un allenamento mirato per un determinato lavoro.
    • Pure la necessaria nuova formazione nella professione esercitata finora o l’integrazione in un ambito di compiti abituali possono essere finanziate come riformazione professionale.

     

    Esempio

    a quarant’anni, B. ha perso la vista. Ora desidera seguire una formazione commerciale. Nell’ambito della riabilitazione, deve prima però frequentare per sei mesi un centro di formazione specializzato per imparare a usare i mezzi ausiliari del caso. Questo provvedimento preparatorio è finanziato dall’AI nel quadro della riformazione professionale.

    Quali prestazioni accorda l’AI durante la riformazione professionale?

    Se l’AI finanzia la riformazione, assume tutte le spese a essa connesse e versa un’indennità giornaliera a copertura della perdita di guadagno.

    Sono finanziate le spese di riformazione seguenti.

    • Iscrizioni a scuole, spese di tirocinio e altre spese legate alla formazione, tasse d’iscrizione a seminari, stage e tasse d’esame.
    • Spese per gli strumenti didattici e per i mezzi ausiliari resi necessari dall’handicap.
    • Servizi di terzi connessi con la formazione: interpreti della lingua dei segni per non udenti, ausilii per la lettura per non vedenti.
    • Spese di trasporto fino alla sede della formazione: spese dei mezzi pubblici o, se il loro utilizzo è impossibile o inesigibile, le spese per l’impiego di mezzi privati o del taxi.
    • Spese per alloggio e vitto fuori di casa: le spese per l’alloggio fuori domicilio sono però assunte soltanto se l’alloggio fuori di casa è determinato dall’handicap, se costituisce una condizione imprescindibile per la buona riuscita della formazione oppure se il rientro al luogo di dimora non è possibile o esigibile.

    Durante la riformazione professionale, è versata un’indennità giornaliera pari all’80 per cento dell’ultimo reddito da lavoro conseguito senza limitazioni dovute alla salute prima della riformazione, ma al massimo 326 franchi al giorno (o 9780 franchi al mese).
    A questa indennità di base si aggiungono prestazioni per i figli pari a 9 franchi al giorno (270 franchi al mese) per figlio. Se ha coperto vitto e alloggio durante la formazione, l’AI riduce l’indennità del 20 per cento (comunque al massimo di 20 franchi al giorno).
    Se la persona ha obblighi di mantenimento nei confronti di figli, l’indennità è ridotta del 10 per cento (comunque al massimo di 10 franchi al giorno). L’indennità è ridotta anche nel caso in cui la persona con handicap percepisca un reddito durante la formazione: in tal caso, il reddito percepito durante la formazione e l’indennità giornaliera sommati non possono superare l’ultimo reddito conseguito prima della riformazione professionale.

    E una volta conclusa la riformazione professionale?

    Quando la persona con handicap ha concluso con successo la riformazione, l’AI verifica se grazie a questo provvedimento sia in grado di conseguire un reddito tale da escludere la concessione di una rendita. Se giunge alla conclusione che è così, lo comunica per iscritto alla persona interessata. Se quest’ultima non concorda, può chiedere che il diritto a una rendita sia verificato e che venga emanata una decisione.

    Essere in grado di conseguire un reddito tale da escludere la concessione di una rendita non significa trovare facilmente un posto di lavoro. Anche in questo caso, si può ricorrere all’aiuto dell’AI (servizio di collocamento), la quale non accorda tuttavia alcuna indennità giornaliera nel periodo di ricerca di un posto di lavoro. Per l’indennità, ci si può però rivolgere all’assicurazione contro la disoccupazione.

    Esempio

    dopo un anno di riformazione finanziata dall’AI, T. è ora agente tecnico-commerciale. Purtroppo però non trova subito un lavoro. L’AI ha interrotto il versamento dell’indennità giornaliera l’ultimo giorno di formazione. Ora T. dovrebbe assolutamente rivolgersi all’assicurazione contro la disoccupazione per ottenere la relativa indennità. Per evitare riduzioni delle prestazioni, si raccomanda di annunciarsi all’assicurazione contro la disoccupazione poco prima del termine della formazione e, nel limite del possibile, di incominciare ancora prima con la ricerca di un posto di lavoro.

    Se la riformazione professionale ha effettivamente migliorato le possibilità di guadagno sul mercato del lavoro primario ma continuano a sussistere limitazioni notevoli, l’AI deve verificare a quanto ammonta il grado di invalidità residuo. Se rimane superiore al 40 per cento, deve accordare una rendita. Anche in un caso simile, è importante annunciarsi all’assicurazione contro la disoccupazione durante la procedura di esame della richiesta di rendita, perlomeno se sussiste una parziale capacità lavorativa (e quindi un’idoneità al collocamento).

    Non sempre una riformazione è portata a termine con successo. Le interruzioni sono relativamente frequenti, perché il potenziale è stato mal valutato oppure perché lo stato di salute è peggiorato durante la formazione. In questi casi, l’AI deve sempre verificare se l’obiettivo di integrazione non possa essere meglio raggiunto con un’altra formazione (eventualmente meno impegnativa). L’AI deve procedere a una simile verifica anche se la riformazione è stata conclusa con successo ma la nuova professione non garantisce a lungo termine un reddito adeguato. Se è probabile che provvedimenti di riformazione supplementari possano migliorare le possibilità di guadagno, l’assicurato ha diritto a farne richiesta.

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